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Il Battito del Risveglio

Ebbe inizio tanto velocemente che i primi morirono senza vedere gli occhi dei predatori. Lupi tra le pecore, i mannari si liberarono dei loro camuffamenti da viandanti ed avventurieri, per avventarsi sugli ignari profughi.
Le tende non poterono nulla contro artigli e ferocia. Le prime grida riempirono la notte, e così il vento portò con sé la paura.
I miliziano giunsero, e come agnelli al macello furono dilaniati. Selune era alta in cielo, troppo alta per concedere i suoi argentei riflessi alle armi dei difensori, inutili contro i licantropi.
I corni risuonarono per richiamare un aiuto che era stato accuratamente allontanato dagli stessi predatori, con le tattiche del branco di lupi: isolare i più deboli, colpirli dove più avrebbero sofferto.
Gli uomini avevano dimenticato le astuzie dei predatori, impigriti nella loro civiltà. Era ora che ricordassero la loro natura di preda.
 
Dell’orgia di sangue, il pastore di alberi fu silenzioso spettatore, camuffato tra i suoi protetti e turbato da ciò che una parte di sé, ancora umana, gli supplicava di fare.
Finchè una ragazza, ancora giovane, non giunse a cercare riparo tra le sue radici. Dietro di lei, un mannaro si preparava al banchetto.
A differenza degli umani, la bestia poteva contare su molti sensi, e lo aveva riconosciuto per ciò che era davvero.
Ma non se ne curò. Con un gesto rapido, afferrò la gamba della ragazza, trascinandola lontana dalle radici. Tale fu la sua disperazione, che perfino il pastore ne ebbe pietà.
 
“Fermati, cacciatore. Il tuo dio non richiede tale caccia: ella è femmina e giovane, ancora capace di procreare nuove prede”
 
Il mannaro sollevò lo sguardo e digrignò i denti. La sua fame non cercava la dura corteccia, ma più morbida carne. Né avrebbe vinto quello scontro, anche qualora lo avesse voluto.
Ed il lupo non è un predatore avventato.
 
“L’Alpha dice che queste prede ci spettano, ed il capobranco parla a nome del dio.
Tu, invece, hai siglato un patto con il mio Popolo… ed ora te lo rimangi, vile come un serpente.
A chi credi che darò ascolto?”
 
“L’Equilibrio…”
 
“Ancora vaneggi, se speri che quella parola mi fermi!
Questo è l’Equilibrio, pastore! Il forte banchetta sul debole! La preda soccombe, affinchè il predatore possa nutrire il suo branco!
Questi umani hanno profanato a lungo il Bosco Ammantato… dovresti essere tu a punirli! Ma non ne hai le forze… o la volontà!”
 
La ragazza grida un’ultima volta, prima che le fauci si serrino intorno al suo collo. Il sangue bagna le radici del pastore, che osserva impassibile la vita scivolare dagli occhi della giovane.
 
“Io ti compiango, pastore… perché predatore e preda hanno un loro ruolo, nell’eterna caccia che è la vita.
Ma a te non importa nulla di tutto ciò. Potevi schiantarmi con i tuoi pugni potenti, invocare la tua magia e curare questa umana… ma non l’hai fatto.
Il tuo Equilibrio ha piantato le radici troppo in profondità, pastore di alberi. Mi chiedo se mai riuscirai ancora a smuoverti”
 
Nulla rispose il pastore. Soddisfatto, il cacciatore proseguì con il suo nefasto banchetto...
 

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