squarcio nel cielo

I templi suonarono le campane. Chiamavano a raccolta i fedeli perché la speranza periva di giorno in giorno man mano che l'oscurità avvolgeva il mondo intero. Il vecchio saggio, uno degli esseri più potenti dell'intera Toril osservava il cielo con aria di sfida. In uno sperduto villaggio un bambino stringeva al cuore il simbolo della propria divinità pregando di essere salvato pur non sapendo bene da cosa.


Villaggio oscuro

Una madre e un padre posero sulla tavola la cena osservando i propri figli e sorridendo loro rassicurandoli che loro ci sarebbero sempre stati.

Ogni essere vivente comprendeva bene che ogni velleità personale, ogni obiettivo, ogni tornaconto individuale doveva essere messo da parte. Non importava più il colore della propria anima, non importava più accumulare oro o pietre, gloria o vite prese.
No contava sopravvivere. Contava vivere. Contava poter rivedere la luce del sole o l'argenteo mantello lunare. Persino i devoti di Shar cominciarono a nuotare nel dubbio. Cosa era in fondo questo orizzonte così imprevisto ed imprevedibile.

Il nonno sussurrò ai nipotini che ogni cambiamento è doloroso e che ci sono cambiamenti che non sono auspicabili.

Silenzio.

Dall'Aglarond alle Terre Splendenti, da Zentil Keep a Waterdeep passando per il Deserto dell'Anuroch e da Kara Tur tutti videro con uno splendido prodigio la sagoma oscura.

Come fosse possibile ciò era un mistero. Un mistero che il vecchio saggio avevo deciso di affrontare, un mistero che fece giungere al vecchio saggio un messaggio con un sigillo che conosceva bene: quello degli zhentarim. Si meravigliò quando alla sua porta si presentarono tutti. Antichi nemici e impensabili alleati. "Vecchio adesso tocca a te se vorremo continuare a combatterci" sussurrò l'uomo vestito di nero con i suoi biondi baffi e lo sguardo beffardo.
"Che beffarda sorte" si ritrovò a pensare il vecchio.

elminster e alleati


L'antica profezia si era avverata. Il Dio degli dei sfidato. L'essenza suprema invitata al tavolo di gioco perché la Creazione adesso si doveva difendere, la Creazione osservava la sua stessa anima.

Elturel.

Lei era bellissima. Nei suoi occhi vi era la determinazione e la rabbia.


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Lei poteva.


Rifulgeva di una luce unica che neanche gli Dei avrebbero mai potuto emulare.
Lassù, nei piani preclusi ai comuni mortali, si stava consumando la battaglia più ardua. Gli Dei si ritrovarono ad avere paura. Gli dei avevano messo da parte ogni loro velleità. Gli Dei avevano compreso che si doveva combattere.

Tutti assieme.

tutti gli dei


No, le loro antiche rivalità non sarebbero mai venute meno. Ma giunge un momento in cui il fine superiore unisce gli animi inquieti.

Quel momento era giunto.

Dinanzi ad alcuni degli eroi più potenti ed influenti di Toril la Creatura si manifestò.

Lei la osservò consapevole che sarebbe stata l'ultima battaglia.

Non aveva paura.

I suoi alleati la osservarono con occhi tristi. Ci sono uomini al mondo che antepongono il bene comune alla propria vita. Perché che senso ha vivere se si ha paura di compiere il proprio destino.
Quando videro gli dei discendere sulla piano Materiale stanchi, feriti.... frustrati, i mortali compresero cosa significasse avere paura. Se neanche gli immortali potevano fermarlo come avrebbero potuto farlo loro.

Ma lei no. Lei aveva la consapevolezza. Lei rifulgeva di speranza e ardore.

E si affrontarono. Lama contro lama, energie contro energie, creazione contro vuoto.

Una speranza si accese nel cuore degli Dei. Il simulacro cadde e con esso la sua anima. Un solo attimo, un unico disperato attimo in cui lei lanciò uno sguardo verso i suoi compagni più cari. Alcuni erano periti, altri erano vivi a stento. Il suo furore aumentò perché Lei era l'ultima speranza. E gli dei comparvero alle sue spalle e unirono le loro forze alla spadaccina. Il Boato fu enorme e un brivido corse lungo la schiena dei presenti poiché l'attimo successivo quegli occhi tristi, ma determinati, dolci, ma aggressivi mutarono per sempre assieme alla sua essenza più profonda.

Solo allora compresero che quanto profetizzato andava compiuto. Sino alla fine.

void contro spada


E a malincuore i suoi compagni decisero di porre fine al simulacro.

La spadaccina, sconfitto Void grazie al potere di Sentry e all'aiuto del vecchio saggio e degli Dei, era lei stessa divenuta il contenitore della creatura modificando di colpo la sua essenza più profonda. Ma adesso Void era mortale, era un essere dai poteri non più illimitati.

Lei doveva morire.

Esitarono perché si ritrovarono incapaci di uccidere una compagna di vita, una persona che aveva sacrificato tutto per il mondo intero. Esitarono, ma dovevano.

Un ultimo potente lampo di energia e la sua vita non fu più.

Un attimo prima che il soffio abbandonasse il suo corpo la spadaccina tornò in sé ricordando tutta la sua vita, tutti i suoi amore e le sue sofferenze, le delusioni e le vittorie. Una lacrima discese sul suo viso assieme ad un candido sorriso.

L'attimo seguente il buio si dissipò e la luce del sole tornò a splendere. Gli Dei scomparvero malandati, ma soddisfatti.

Quella notte il cielo era stupendo, ma una stella brillava più luminose di tutte.

Da qualche parte quel bambino impaurito baciò il simbolo della sua divinità che, miracolosamente, rifulse della luce del cielo stellato e per i boschi il volo di mille fate estasiò i nani e gli elfi.

fine