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L'Ultima Marcia

L'uomo spinse il pesante portone, lasciando che la pietra stridesse sul ghiaccio. Oltre, la Cattedrale dell'Eterno Inverno.
Un enorme salone accoglieva il visitatore con la distaccata maestosità tipica delle catene montuose: grandi bassorilievi ornavano le pareti congelate, mentre il pavimento di marmo bianco rifletteva luci magiche poste al soffitto come innumerevoli stelle polari.
La stanza si apriva poi in un dedalo di corridoi, ognuno dei quali abitato dai servi e dagli accoliti della Signora di quel luogo: lupi invernali, giganti del gelo, golem di cristallo e perfino abietti Gelugon.
Ma nessuna di quelle orride creature era il suo obiettivo. Così, prese ad avanzare per le sale, sostenendo il gelido sguardo dei servitori, consapevole che un suo solo passo falso avrebbe causato la furia della Legione.
L'uomo giunse infine dinanzi ad un arco, su cui stavano incise rune di potere, simboli vergati nella lingua dei suoi nemici.

"Che Tutto il Faerùn Tema la Vergine del Gelo"

La possente voce richiamò l'attenzione dell'uomo. Oltre l'arco, assisa su un trono di cristalli congelati, stava Sherincal della Chimera.

"Sono ben pochi coloro a cui è permesso di giungere in questo santuario. Ritieniti onorato... ladro"

Aksasha sorrise sotto il pesante cappuccio. Conosceva bene i draghi cromatici, ma nonostante questo poteva solo immaginare lo sforzo di volontà che la dragonessa stava compiendo per non aggredirlo e divorarlo immediatamente per l'affronto.
Ma sebbene questo lo divertisse immensamente, sapeva che non aveva ancora molto tempo.

"Sai perchè sono qui, Sherincal? Sai chi io realmente sono?"

A quelle parole, gli occhi dell'uomo iniziarono a brillare, come tizzoni ardenti di un incendio passato, mai realmente placato.
Come raccogliendo il guanto di sfida, Sherincal si sollevò dal trono con un ruggito furioso. Dalle ali spiegate si scatenò una tormenta di neve e di saette, che costrinse l'uomo ad un passo indietro.
Nonostante ciò, proseguì a parlare.

"No, non lo sai... e come potresti, d'altronde? Non sei un vero drago, Sherincal. Sei una menzogna, come tutta la tua Legione. La verità, la mia verità, è ben più antica... ed oggi ti sarà concesso di conoscerla, come ultimo desiderio di una condannata!"

Ma a Sherincal quella verità non importava. Ve n'era una sola, ed era la sua Legione, quella che la Vergine del Gelo le aveva permesso di ricostruire, ma ad una ben determinata condizione. E quell'uomo era l'unico ostacolo al compimento dell'accordo tra il Drago e la Dea.
Un mortale. Nient'altro che un patetico mortale. Sarebbe stato distrutto, perchè questa era la Verità.

Con un unico balzo, la dragonessa piombò davanti ad Aksasha, frustando l'aria con la possente coda. L'uomo, avvezzo a quello stile di combattimento, si abbassò repentinamente, estraendo al contempo un grande falchion tenuto ben fisso sulla schiena.
Con una capriola all'indietro riuscì anche ad evitare quelle micidiali fauci, portatrici di una morte assai più rapida della tempesta che comunque stava lentamente prosciugando le sue forze. Si era protetto sia dal freddo che dai fulmini, ma la potenza divina che riverberava nel corpo della dragonessa era prevalsa sulla sua magia.
Ma non sulla sua forza. Con un brusco movimento del braccio si levò la pesante tunica che lo ricopriva, rivelando finalmente le sue vere fattezze: fauci acuminate, grandi corna rosse sul capo e ampie ali scarlatte pronte a levarsi in volo.
Tra le mani artigliate, il mezzodrago rosso stringeva al pari il suo falchion e lo zaffiro stellato che Sherincal tanto agognava: l'Occhio dell'Inverno.

"Sappi, Sherincal della Chimera, che oggi hai trovato la tua fine per mano di Aksasha Aglarorson, Divoratore di Tiamat!"


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