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Il Ritorno di Sherincal

Il mantello dell'uomo si dimenava sotto le sferzate del vento notturno, mentre gli ululati della bufera rallentavano i suoi passi già appesantiti dalla nera armatura. Non era un chierico, ma sapeva riconoscere il segno del Divino, e quella tempesta di neve era ben più di quanto non apparisse alla vista mortale.
Auril aveva appoggiato la sua mano su quelle terre. E se l'aveva fatto, non potevano esserci altri motivi. O almeno, così la Gerofante aveva sostenuto, in preda all'estasi di visioni religiose.

Ancora una volta, l'uomo constatò quanto fosse strana la sua vita. Il suo cuore non era mai arso per la fede negli Dei. Troppo remoti, troppo indifferenti. Una visione che nell'Occidente molti avrebbero criticato, ma costoro non erano mai sopravvissuti alla furia dell'inverno nelle Valli del Gelo.
Solo il Signore Oscuro era riuscito a smuoverlo dalla sua apatia, ma solamente perchè in lui Morn aveva visto non un Dio, ma un Uomo.
Potente, indubbiamente. Forte, e degno di rispetto, senz'altro. Ma comunque un uomo, il cui desiderio era identico al suo: afferrare per il collo gli eventi avversi del Faerùn e piegarli al proprio volere.

Eppure, ora si ritrovava a sfidare la furia degli elementi... e per cosa? Non era obbedienza, poichè il Generale della Legione della Chimera non ne doveva a nessuno. Non era neppure infantile curiosità, perchè essa avrebbe saputo tollerare la pazienza e la prudenza, necessarie per affrontare quel viaggio.
Non poteva negarlo a sè stesso: era devozione. Per la sua Regina.

Ad ogni raffica di vento capace di scagliarlo giù dal crinale, l'uomo imprecava contro sè stesso. Si sentiva incredibilmente stupido in quel momento, ma peggio ancora si sentiva incompleto. E quindi debole. Raccogliendo le sue forze, iniziò la scalata della parete rocciosa. L'avanzata fu resa ancor più difficoltosa dal sopraggiungere di una tempesta di fulmini, i cui lampi illuminavano il tormentato Regno di cui si era proclamato difensore, ma che ogni giorno di più realizzava di esserne solo uno dei tanti protetti.
Con un ultimo movimento delle braccia, l'uomo si issò sull'altopiano. Ed il suo cuore perse un colpo.

Dinanzi a lui, nel cuore di quella tempesta, stava la Regina. Furibonde raffiche di vento soffiavano in ogni direzione, come a proclamare al mondo il risveglio della dragonessa, mentre le scaglie della creatura risplendevano delle folgori che nere nubi scagliavano rabbiosamente contro la terra.
Con uno sforzo che all'uomo sembrò immane, la Regina si issò dal terreno, spalancando le ali e raccogliendo intorno a sè i doni di Auril. I suoi occhi brillavano delle stesse potenze del cielo, donandole un aspetto sovrannaturale, saturo di energie divine. La sua ombra si stagliava su tutta la vallata dinanzi a lei, come artigli mai sopiti pronti a reclamare il legittimo dominio.
Quando la dragonessa ruggì il suo ritorno, Morn non potè fare altro che inginocchiarsi.

Sherincal era ritornata.

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