Oggi e' il terzo giorno della terza decade del mese di Alturiak - L'artiglio dell'inverno
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Capitolo I - Preludio

 

Un attendente dallo sguardo poco intelligente entrò nell'anfiteatro, portando su un cuscino di velluto una scimitarra con un'elsa decorata. 

Sui gradoni di pietra sedevano i dignitari più importanti, avvolti nel buio poichè solo il centro dell'anfiteatro era illuminato da torce magiche che emanavano una luce violacea. Nel centro, all'interno di un intricato arabesco di rune e caratteri geroglifici, una figura alta ma ossuta era intento a mescolare diversi componenti e polveri in differenti mortai.

L'attendente lasciò la spada su un piccolo altare lì vicino e mentre si allontanava ogni due passi si prodigò in inchini tali quasi da toccare con il naso il pavimento. 
Le dita sottili della figura intenta a preparare quello strano rituale che vedeva convocata tutta la corte, si avvolsero intorno all'elsa e la scimitarra che venne infine posta vicino ai mortai assieme ad un cristallo fluoerescente e a quello che all'apparenza poteva sembrare un grosso sasso rosso dalla curiosa forma arrontodata.

I preparativi andarono avanti nel silenzio totale dell'anfiteatro per altre ore e quando infine le mani ossute fno ad allora laboriose si fermarono, si udì per la prima volta un sommesso rumore dalla folla, un misto di eccitazione e preoccupazione. La figura al centro, allargò le braccia e subito due attendenti con uno spesso collare al collo, fino ad allora rimasti completamente immobili, si fecero avanti, ponendo sulle suo spalle un ampia veste di colore rosso acceso.

Le torce emiseò una fiammata e la loro luce divenne ancora più accesa, concentrandosi al centro dell'anfiteatro
Rivolgendosi solamente verso gli spalti con una voce profonda che stonava con l'aspetto della sua figura, esile e altero, cominciò a parlare.


[...]

- Maestro, Maestro...è quindi così che è cominciato tutto?

- Da quanto sei mio Allievo?
- Maestro, oggi sono proprio 5 anni.
- Devo essere proprio un cattivo maestro dunque, se non hai compreso questo primo fondamentale concetto.
- Maestro, perdonatemi, ho ancora molto da impar...
- Le radici di quel che è accaduto in seguito sono ben piantate in tutto quello che in questi 5 anni abbiamo studiato. Niente inizia, niente finisce. La storia è fluida.
- Sì, Maestro. Non esiste mai una sola causa, un solo effetto. Ogni evento deve essere gestito a pioggia per capirne le implicazioni nel prossimo...
- Va bene, va bene. Per oggi basta così. E quando esci, spegni le candele. 

 

***

 

- Maestro, non sono sicuro di aver capito cosa andò storto?
- Innanzittutto, come mio Allievo, dovresti utilizzare un lessico appropriato. Il lessico è fondamentale per trascrivere la storia senza inflessioni soggettive.
- Certo, Maestro, ha ragione Maestro. Mi spiego meglio. Non capisco cosa quel potente mago abbia sbagliato. Era uno dei più potenti maghi allora viventi...
- La superbia, Allievo, lo ha fatto sbagliare. Ergersi al di sopra del destino, ha provocato la sua caduta disastrosa.
- Ma nessuno degli eroi dell'età aurea provarono a fermarlo...
- Ti stupisce, Allievo?
- Sì, Maestro. Furono quegli eroi a difendere l'età aurea contro immani pericoli, dall'invasione delle Ombre all'apertura degli Abissi. perchè non fecero nulla?
- In verità ti dico, Allievo, che furono proprio quegli eroi a far sì, con le loro azioni, a provocare la rovinosa caduta.
- Ma come?
- Più ti opponi al cambiamenti, più il cambiamento, quando arriverà, sarà rovinoso e terribile.
- Insomma, non avrebbero dovuto combattere?
- Non spetta a noi giudicare, lo sai bene, ma è nella natura dei mortali, nella tua e nella mia natura, combattere. Istinto di sopravvivenza. Comprendi?
- Penso di sì, Maestro...

 

***

 

 

Il rituale stava andando avanti ormai da alcune ore. Ogni movimento del mago era lento e calibrato, ogni componente veniva dosato con cura e ogni formula veniva recitata scandendo le parole con forza, in maniera tale che tutto l'uditorio potesse sentire.

Le mura dell'edificio traballarono impercettibilmente. Nessuno se ne accorse se non l'attendente che aveva portato gli oggetti perchè della polvere della muratura gli cadde sulla testa. Si avvicinò alla cavaliere che vigilava in armatura nera le porte della dell'anfiteatro, ma in cambio ricevette solo uno sguardo truce.
L'attendente allora, si allontanò, approfittando del fatto che l'attenzione era tutta concentrata sul mago che nel frattempo aveva alzato il cristallo e sembrava giunto alla fine del rituale.

Mhalarik, questo il nome dell'attendente, percorse i lunghi corridoi scuri. Non vi trovò nessuno. Tutti erano o presso l'anfiteatro o a vigilare fuori dal palazzo. Cominciò a sentire una fitta allo stomaco, un presentimento angoscioso riguardo a quello che da lì a poco sarebbe successo e un pensiero assurdo gli si fece strada nella mente. Raggiunse le celle degli schiavi, vuote, e prese i suoi pochi, miseri averi dal pagliericcio che aveva come letto da quando aveva 16 anni, quindi risalì le scale...

[...]

 

***

 

- Maestro, che cosa ha guidato questi uomini?
- Hybris, Allievo.
- Hybris?
- Nell'antica lingua sta a significare l'arroganza di andare oltre i propri limiti. In questo caso, dobbiamo forse intenderla come limiti dei mortali. 
- Un sentimento così rozzo?
- Può essere, ma quando avremo finito di trascrivere la Storia, vedrai tutto come un meccanismo perfetto, senza sbavature. La perfezione del meccanismo è nel modo con cui ogni leva viene sollecitata per creare l'effetto desiderato.
- Maestro, volete dirmi che era stato tutto ideato prima?
- Non è forse sempre stato così?

[...]

 

***

 

[...]

Quando Mhalarik ebbe raggiunto l'uscita del grande edificio, potè notare sopra di esso l'addensarsi di nuvole nere. Spaventato da quello che sembrava tutto fuorchè naturale, si affrettò per le strade che conducevano in discesa verso i cancelli della città. Le strade erano vuote, era stato imposto un coprifuoco e alcune guardie erano state lasciate di ronda, ma lo schiavo conosceva i vicoli ed evitò le ronde facilmente.
Il difficile sarebbe stato passare dalle porte della città, che erano state sigillate magicamente tre giorni prima l'inizio del rituale.
L'unica cosa che poteva pensare per scappare, erano le fogne, ma aveva sempre udito terribili cose: mostri e deviazioni abitavano il sottosuolo della città, forse dovuto agli esperimenti che i maghi conducevano di continuo e che qualche volta sfuggivano al loro controllo.
Stava quasi per fermarsi, impaurito dall'idea di affrontare l'ignoto, quando la terra tremò. L'intero monte fu scosso e i cornicioni di alcune case cadderò al suolo.
Convinto da ciò Mhalarik decise di affrontare l'ignoto, stretto come era il suo stomaco da una presagio di morte.
Scassinò la serratura...

[...]

 

***

 

- Quindi è così che sono giunti fino a noi. Il racconto di uno schiavo...
- E' ironico, non trovi Allievo? Uno schiavo, ultimo degli ultimi in quella società, unico testimone dell'evento che sconvolse le fondamenta di Abeir-Toril.
- E' vero, Maestro. Forse in alcuni versi è stata la giustizi...
- Non è nostro compito giudicare, Allievo, tienilo bene a mente. Noi siamo solo umili Osservatori.
- Perdonate la mia irruenza, Maestro, ma vorrei sapere una cosa...
- Dimmi, Allievo.
- Voi eravate presente, intendo, eravate vivo quando avvenne...come è stato?
- Mi stai chiedendo come soggettivamente ho vissuto la Caduta?
- Lo so che non è quello che un Osservatore farebbe ma...
- Allievo, devi lasciarti alle spalle queste cose. I sentimenti non descrivono la Storia.
- Ne sono consapevole, ma credo sia una domanda lecita. Non è stata forse, un sentimento, l'arroganza di Szass Tam, a provocare laCaduta del Thay?
- E' stato un sistema di causa ed effetto a provocare quel sentimento. Non spetta a noi giudicare, ma solo tramandare...

 

***

 

[...]

Monte Thay 
1 mese dopo la Caduta.


Di quello che era il Thay, arrampicato sull'arcigno omonimo altopiano, non rimane niente, nemmeno l'altopiano. La reazione magica ha provocato una catastrofe impensabile e ora suo posto c'è invece una vasta depressione dove ancora divampano fuochi magici.

In pochi si sono avventurati da allora e nessuno è mai tornato.

Io, Marek Nathandem, Maestro della Necromanzia dell'enclave di Baldur's Gate, sono stato incaricato dal Kazhark di investigare e trovare tracce o sopravvissuti. In realtà sospetto che abbia voluto allontanarmi per togliere un aspirante al sua carica ora che la situazione è così instabile e le vecchie leggi non hanno più un tutore, ma questa è una occasione unica. La distruzione non può essere arrivata ovunque e qui ora troverò abbastanza potere per tornare ed impadronirmi dell'Enclave.

Il Thay come lo conoscevamo è morto, ora dobbiamo costruire un nuovo future dalle macerie fumanti del glorioso passato. Letteralmente.
I nostri nemici sono ancora spaventati da quello che è successo. L'interruzione della trama ha fermato al momento qualsiasi vendetta contro di noi, perchè temono possa ripetersi se si decidessero a sferrare il corpo mortale alla nostra organizzazione. Questo ci fornisce un vantaggio strategico per emergere come la fenice dalle ceneri.

Ma ora è tempo di incamminarsi. 
Lascio questo diario al campo base, protetto da una serratura magica che si aprirà solamente tra 50 anni in caso non dovessi più tornare.




Dal Diario di Marek Nathandem, ultima pagina.

 

***

 

[...]

 

- Le notizie che giunsero poi sulla costa erano frammentarie e molte volte errate, Maestro. Lo possiamo leggere da questi carteggi, ma ancora non mi spiego come un evento del genere, catastrofico ma così lontano abbia potuto così influenzare città tanto lontane.

-Non c'è da stupirsi. E' la miopia dei mortali, sempre troppo attaccati alle vittorie effimere che al grande disegno. Ricorda, tutto questo come è accaduto in passato e accadrà ancora.

 

 

 

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