Aver camminato lungo le terre del nemico di sempre, guardato con odio e non celato disprezzo, seppur legato come un trofeo di guerra, era un segno d'orgoglio immutato. Mille volte lo avrei vissuto pur di non dover assistere a quello che di lì ad alcune settimane di viaggio si palesò innanzi a me. Le avvisaglie di caos e distruzione che lentamente si materializzavano all'orizzonte della nostra meta divennero infine realtà ineluttabile.
Ero lì, ritto e imperturbabile come una statua di gelida pietra, sul ciglio del baratro che si stendeva innanzi a me. L'altopiano del Thay ridotto ad un cratere ricolmo di distruzione e macabra parodia di un attimo di esistenza sospeso nel tempo. Avanzai al fianco di quella compagnia tanto eterogenea che tuttavia sminuiva innanzi alla tragica reltà che si stendeva intorno a tutti noi.

Avanzavo, passo dopo passo. Ero un fantasma oscuro ed algido che incedeva nel suo mondo perduto. Guardavo due scheletri tesi nell'ultimo abbraccio... un istante che la mia gente non avrebbe mai più ripetuto. Un altro passo lungo quelle vie tante volte calpestate... tutta quella vita persa in un istante. Tuttavia ero lì... tuttavia avanzai...
I giorni di viaggio seguenti si susseguirono nella necessità di sopravvivere alle tante minacce di quel luogo e prima tra esse la malata Trama che rendeva mortale l'uso della magia. Dovemmo affrontare il tutto con le nostre sole forze fisiche. Rashid figlio di Anhur dimostrò la sua indomita volontà, tipica dei mulan, ed anche il resto della compagnia seppe dare il meglio di se.
E così ci trovammo alla nostra meta e lì scoprii che il destino mi aveva voluto in quel luogo per un preciso motivo. Sì, ero lì perchè era lì che dovevo essere. Il mulan aveva ritrovato sua sorella Shea ed alcuni suoi uomini... ed io vi trovai il maestro Marek Nathandem.
Ancora una volta innanzi al mago rosso... ancora una volta potei sentire nelle sue parole l'infinita incapacità di misurare le situazioni se non attraverso la propria vanagloria. Neanche la vista di quanto era intorno a noi aveva potuto nulla nella mente di quel maestro, e così anche lui aveva perseguito la via dei suoi simili...
Così tutto precipitò... dovemmo correre, braccati come prede... come carne da sbranare... ed ancora una volta tutto si compì in pochi attimi.
Il mago rosso fece la sua mossa, la sottile lama alla gola di Shea. Tutto sospeso in attimi di tensione. Tutti gli occhi dei membri della compagnia erano carichi d'odio e di morte. Pensai, condannai, agii, e così anch'egli morì.
Era lì al mio fianco, non mi temeva, aveva fallito per l'ultima volta. Sollevai la scimitarra in un rapido ed inatteso arco. La testa docile si staccò dal corpo. Lenta, nell'arco che la separava dalla terra, assunse l'espressione della sorpresa. Tutti restarono increduli nel vedere quell'atto. Solo Aroth Durh, la guardia di Marek, decise di seguire il suo maestro nell'ultimo atto. Morendo anch'egli mentre gridava la parola 'traditore'. Non aveva compreso quanto egli avesse tradito la sua gente, la sua patria, continunando a seguire la follia individualista dei maestri. Presi la testa di Marek ponendola nella sacca, avrebbe fatto con me il ritorno verso Baldur's Gate, glielo avevo promesso e così sarebbe stato. Infine furono i loro corpi a darci il tempo di far perdere le nostre tracce a quelle bestie fameliche.

Molto fù detto nei giorni seguenti lungo la via verso casa e molto fù lasciato nel silenzio, di certo avrei avuto ancora molto di cui parlare con Rashid, il mulan che aveva visto innanzi a se un altro mulan.
Certo era che io Vulk Axum, Inquisitore della Fiamma Purificatrice e Cavaliere thayan, ancora una volta avevo agito per coloro che a me si erano affidati. Coloro che mi attendevano in Enclave, coloro che meritavano un futuro da altri negato loro...
Un futuro che ancora non scorgemmo all'orizzonte...


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"Questa povera mano destra che mi è rimasta
serve a colpire da tiranna il mio petto,
poichè quando il cuore, impazzito dal dolore,
martella dentro la sua cava prigione di carne,
è così che io reprimo col pugno il suo moto."


(cit. dal Tito Andronico di Shakesperare)
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