Oggi e' il terzo giorno della terza decade del mese di Alturiak - L'artiglio dell'inverno
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Paranoia

"Svegliati..."

Il corpo della creatura è assopito dal freddo. I gesti sono lenti, innaturali. Non v'è risposta al mormorare della presenza.

"Svegliati..."

Un occhio tenta di aprirsi, ricacciando nell'oblio un eterno sognare. Il tentativo fallisce, il torpore prevale. Un sussurro è l'unica reazione che si concede.

"Il cielo è perduto. Sepolto sotto la terra, giaccio morto. Non turbare il mio riposo"

Insidiosa, la presenza si muove vicina alla coscienza della creatura. Come un ospite invisibile, si insinua nel suo eterno sognare. Si districa tra lamenti ancestrali ed echi folli, giungendo al cuore pulsante. Un cuore, rosso sanguigno, nero di tenebra.

"Non è morto ciò che in eterno può attendere..."

Parole antiche, scolpite dal Grande Sacerdote. Un richiamo irresistibile per la creatura, la presenza lo sa bene. Un occhio si apre, un gesto colmo di vigore.
L'eterno sonno è spezzato.

"Sorgi, Araldo. Anche nei più oscuri angoli della terra, lo sguardo della tua Signora è su di te. Un compito ti attende"

L'Incubo è iniziato.

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